Il grido del gabbiano

Ho deciso di tornare con un libro un po’ datato (1994), ma per me in rilettura negli ultimi mesi. L’avevo letto per la prima volta quando ero ancora alle scuole medie, mi ha aperto un mondo, ma la mia memoria è quella che è, quindi ho pensato, prima di presentarvelo, di rinfrescare un po’ la memoria.

Il libro in questione è “Il grido del gabbiano” di Emmanuelle Laborit.

ilgridodelgabbiano

Il libro è l’autobiografia dell’autrice, scrittrice e attrice francese, nata sorda.

L’infanzia è segnata dall’assenza del linguaggio, se non per quelle “grida del gabbiano”. Nella mente niente parole o frasi, il pensiero è fatto di immagini e voglia di designare, di indicare, Emmanuelle riesce a comunicare solo con la madre, attraverso un linguaggio definito dall’autrice “ombelicale”.

Come per molti bambini nati sordi, passaggio obbligato è a quei tempi l’uso dell’apparecchio acustico, con la speranza che un giorno riuscirà a sentire, che parlerà, ma c’è solo rumore e lo sviluppo del linguaggio è lento e “tiffiti”, come diceva l’Emmanuelle bambina, difficile.

Ma la cosa che più mi stupisce del racconto dell’autrice è la sua idea sul suo futuro: “Emmanuelle è sorda. Emmanuelle è diversa. Emmanuelle non diventerà mai grande. Resterà piccola. Tutta la vita”. E’ il pensiero di una bambina sorda che ha visto e conosciuto solo altri bambini sordi nella classe speciale della sua scuola materna. Mai nessun adulto con l’apparecchio acustico. I bambini sordi quindi non diventano mai grandi, moriranno così, da piccoli, è questa la sua conclusione di bambina tagliata fuori dalla comunità sorda.

Sarà il padre, guidato dalla sua incontenibile voglia di riuscire a comunicare con sua figlia, che la introdurrà al suo mondo fatto di gesti, di segni e di adulti senza l’apparecchio, ma sordi proprio come lei: un laboratorio di comunicazione gestuale genitori-figli.

Il primo immenso progresso è capire che esiste “Emmanuelle” e che “Emmanuelle” ed “io” sono la stessa persona, Emmanuelle acquisisce finalmente un’identità.

Quello che vi ho descritto finora è solo l’inizio di un lungo percorso, ricco di scoperte, di conquiste, ma anche di ostacoli e di ribelli lotte per l’affermazione di se stessa e di tutta la comunità sorda, che parte dall’adolescenza e arriva all’età adulta.

Consiglio vivamente di leggere questo libro (purtroppo fuori catalogo, ma potete cercarlo in biblioteca, o usato, o in pdf) e di compiere un primo passo in questo mondo che non ci appartiene e che a volte fatichiamo a capire, perché solo la conoscenza libera dal pregiudizio.

Anima.

Emmanuelle Laborit su Wikipedia
Il grido del gabbiano

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4 pensieri su “Il grido del gabbiano”

  1. Adesso capisco perché nella nostra ultima conversazione hai tirato fuori il tema della sordità (o forse era soltanto casuale?), comunque grazie, l’hai raccontato con una delicatezza incredibile.

  2. hum… un’altra blogger lo ha messo in articolo ma non riesco a ricordare quale, e hum… un’altra blogger lo ha messo in articolo ma non riesco a ricordare quale, e lo avevo messo anche in lista letture :)lo avevo messo anche in lista letture 🙂

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